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...un ambiente familiare ed accogliente per un piacevole soggiorno nel territorio nursino...

Norcia

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http://www.comune.norcia.pg.it/

Un vero paradiso naturale a cavallo tra Umbria e Marche.

Il Nome : Con la penetrazione della civiltà etrusca nei terriritori umbri e sabini si è probabilmente diffuso il culto della dea Nortia, la “ Nemesi” dei greci, che indica “buona fortuna”. In Etruria esisteva del resto una città chiamata Nortia o Norchia.

Lo Stemma: Desunto, secondo gli storici, dalla famiglia Anicia, adotta un leone d’argento rampante               ascendente in campo rosso, ad indicare, sembra, il progredire della cittadina in bontà, coraggio, valore, generosità e robustezza. Lo scudo dello stemma, ornato da due fronde d’alloro e di quercia, è sormontato da una corona ducale d’oro, e sotto di esso campeggia il motto Civitas Vetustae Nursiae.

La Storia: IX-Isec. a. C. estremo lembo settentrionale della Sabina, il territorio di Nursia svolge un ruolo importante come punto d’incontro delle varie etnie nel mondo italico. Nursia è assoggettata a Roma nel 209 a. C.. III sec. d. C., il Cristianesimo giunge in Umbria con il vescovo di Foligno San Feliciano. Norcia è sede del vescovado e vi nascono nel 480 i Santi gemelli Benedetto e Scolastica. 962, Norcia, che in età longobarda era inglobata al ducato di Spoleto, viene con questo donata da Ottone I al Papa Giovanni XII, entrando così a far parte dello Stato della Chiesa. XVI sec., con l’istituzione della Prefettura della Montagna, Norcia ha giurisdizione su una vasta zona, ma sempre sotto il giogo della Chiesa. Se alla fine del secolo è molto attiva, nel ‘600 vive una fase di stagnazione. 1703-1730, due terremoti che sconvolgono la cittadina, che decade anche dal punto di vista demografico. 1860, con la fine dello Stato della Chiesa Norcia è annessa al Regno d’Italia.

Tra il sacro e il profano: Norcia è un luogo dalla doppia anima, dove sacro e profano si uniscono sapientemente per dare piacere allo spirito e alla carne. Oltre che per le bellezze artistiche, sopravvissute quasi per miracolo ai numerosi terremoti, a Norcia si viene sia per conoscere la profonda spiritualità benedettina, oggi rinvigorita dal ritorno di una giovane comunità di monaci americani, sia attratti dalla sua fama gastronomica. Con profusione barocca, degna di una natura morta fiamminga o di una macelleria carraccesca, le botteghe espongono insaccati, ricotte, tartufi, teste di cinghiale, cosce di maiale e tutte le forme e i colori della trionfale arte locale della “norcineria”. Accanto alle specialità del tagliere, magari sulla stessa piazza, stanno una chiesa soffusa di spiritualità, un oratorio di tempi lontani, un fremito di aldilà. Dalle chiese affiorano le gesta di San Benedetto, il viso dolce di Santa Scolastica, umili Madonne umbre sedute sui troni o impegnate in ascensioni, Santi tra gli infermi: un mondo di chiostri, di parole sussurrate, di carne addormentata nell’estasi della beatitudine.

San Benedetto: Il figlio più illustre dell’antica città di Norcia è certamente San Benedetto, che qui nacque nell’anno 480 con la sorella gemella Santa Scolastica. Fondatore dell’Ordine dei benedettini, con la creazione della Regola , applicata nel monastero da lui fondato a Montecassino e riassunta nel celebre “ora et labora” , definì lo stile di vita dei monaci benedettini impegnati nel servizio di Dio attraverso la preghiera e nel lavoro come momento di solidarietà con l’uomo, che faticosamente realizza se stesso riconoscendo nel creato la Provvidenza divina. Promotore del monachesimo occidentale, per il ruolo svolto dai numerosi monasteri da lui fondati in Italia e in Europa nel corso dei secoli più bui della nostra storia, San Benedetto è stato celebrato dal Papa Paolo VI come “Patrono principale d’Europa”. Morì a Montecassino intorno al 547.

Il norcino: Forse non tutti sanno che la secolare arte della lavorazione della carne di maiale deriva direttamente da Norcia, da cui i termini di “norcino” e “ norcineria”. «Nell’alto Medioevo – scrive Ansano Fabbri – i coloni utilizzavano le ghiande degli estesi boschi di querce per il pascolo di mandrie suine. I nostri agricoltori si erano quindi specializzati nell’anatomia, mattazione, castrazione, cura di ascessi di suini, e vendevano poi i salati alle città vicine. La salagione e stagionatura delle parti interne dei suini, gli insaccati delle parti tritate, diventò una specializzazione dei nostri norcini(quasi una denominazione di origine, divenuta qualifica professionale a Roma e Firenze)».

Chiese e monumenti:Il nucleo storico di Norcia è raccolto entro una cinta muraria del XIII secolo dalla singolare forma a cuore. Lungo il perimetro sono visibili le otto antiche porte della cittadina, che hanno conservato il nome e le caratteristiche di un tempo, ed i torrioni medioevali. Entrando da Porta Romana, percorrendo l’ottocentesco Corso Sertorio si arriva nella piazza principale, naturalmente dedicata a San Benedetto. Qui, intorno alla statua in onore del figlio più illustre di Norcia (1880 opera di Giuseppe Prinzi), si affacciano i più importanti edifici della cittadina.              Il Palazzo Comunale, costruito nel secolo XIII, fu restaurato in varie epoche a causa dei frequenti terremoti. Dell’edificio originario rimane il portico con colonne basse e tozze, mentre la parte superiore ha acquistato l’aspetto attuale dopo il terremoto del 1859. Sul lato destro del Palazzo Comunale vi è la Basilica di San Benedetto. Presenta una facciata a capanna della fine del sec. XIV in stile gotico con un bel portale a fasci di colonnine, e sorge sopra i ruderi ( visibili nella cripta) di un edificio romano del I-II sec. d. C. identificato, secondo la tradizione, come la casa natale del santo. L’interno, a croce latina, ha subito varie modifiche nel corso dei secoli. Alla fiancata destra della Chiesa è stato addossato verso il 1570 il Portico delle Misure, con lo scopo di creare una sorta di mercato coperto dei cereali. La Rocca che occupa l’intero lato occidentale della piazza, chiamata Castellina, era una residenza fortificata ad uso dei governatori apostolici. Il progetto dell’edificio, iniziato nel 1554, è del Vignola. Splendidi il portale, il cortile, la scalinata d’accesso al piano superiore. Oggi è sede del Museo Civico e Diocesano. Leggermente defilata rispetto alla piazza, la Cattedrale di Santa Maria Argentea ha origini romane, dato che sull’area ora occupata dalla Castellina sorgeva un tempio dedicato alla Dea Fortuna Argentea, convertito nel III secolo d. C. al culto cristiano. I resti dell’antica pieve si possono vedere nei sotterranei della Castellina. L’attuale chiesa fu costruita tra il 1556-1570 in stile rinascimentale, con grandi arconi in pietra e cappelle gentilizie. Presenta una semplice facciata a capanna in pietra bianca e un elegante portale con imposte lignee dek 1576, Il portale laterale è di fattezze gotiche (fine secolo XIV) e proviene dalla demolita pieve. Danneggiata da eventi sismici, fu restaurata in stile neoclassico nel XVII secolo. L’interno conserva numerose opere d’arte come il crocefisso ligneo di Giovanni Tedesco del 1494, una tela di Giuseppe Paladini (1756) e, nella cappella della Misericordia, il sontuoso altare di Francesco Duqyesnoy (1640) e un pregevole affresco cinquecentesco con l’immagine della Madonna col Bambino e i Santi Benedetto e Scolastica.Degna di nota, in piazza Garibaldi, è la ex-chiesa di San Francesco, uno dei più significativi esempi d’arte gotica della zona, con affreschi interni del XV-XVI secolo. La chiesa, duramente colpita dal terremoto del 1859 e oggi adibita ad usi comunali, è stata ricostruita dai francescani verso il 1385, anno di costruzione del rosone della facciata. Risalendo verso la parte più alta del borgo, lungo via Anicia si trova la Chiesa di Sant’Agostino. Conserva al suo interno altari barocchi in legno, una secentesca cantoria in noce e interessanti affreschi votivi nella controfacciata ( secoli XIV-XVI) e nelle pareti laterali ( secoli XVI-XVII). Poco distante da via Anicia, in via Umberto si può ammirare un’interessante edicola votiva: il Tempietto. E’ un piccolo monumento romanico-gotico del 1354. Opera di un artista locale, Vanni della Tuccia, è l’edificio storico meglio conservato e più originale di Norcia. Nel rione di Capolaterra, le cui casupole dalla candida facciata sono oggi quasi tutte restaurate, in piazza Palatina è da visitare l’Oratorio di Sant’Agostinuccio con il magnifico soffitto ligneo dorato e dipinto e sedili in noce delXVII secolo.Camminando per le vie di Norcia si notano numerrosi palazzi gentilizi, costruiti dalle famiglie più facoltose, con interessanti elementi architettonici e capolavori d’artigianato che decorano portali, balconi e finestre.

Le Marcite: Norcia è inclusa nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Tra le perle Ambientali e paesaggistiche di quest’area protetta istituita nel 1993, sono da segnalare le celebri “marcite”, prati perennemente irrigui collocati nell’area sud-ovest di Norcia, nel Piano di Santa Scolastica. Unico esempio in Italia di delicato ecosistema risalente al V-VI secolo d. C. All’opera di canalizzazione apportata dai monaci dell’Ordine di San Benedetto, le marcite permettono di ottenere fino a una decina di sfalci di foraggio  all’anno.

Il Parco: Una catena montuosa che si erge nel cuore dell'Italia fino a raggiungere, con il M. Vettore, i 2.476 m. Un territorio dove la magia, la natura, la storia e la cultura locale hanno contribuito a definire una realtà unica e irripetibile. E' qui nel regno della mitica Sibilla che nel 1993 è nato il Parco Nazionale Monti Sibillini (ca. 70.000 ettari) con lo scopo di salvaguardare l'ambiente, promuovere uno sviluppo socio-economico sostenibile e favorire la fruizione ad ogni persona così da creare un "Parco per tutti". Lupo, aquila reale, falco pellegrino e numerose specie endemiche sono i segni più evidenti di una diversità e di una ricchezza biologica che, unitamente al fascino delle abbazie e dei centri storici medioevali, disseminati a guisa di corona alle falde del gruppo montuoso,hanno contribuito a determinare un mondo antico e suggestivo dove il tempo sembra, ancora oggi, essersi fermato per rendere omaggio a una realtà di così straordinaria bellezza.

(tratto da "Visitare il Parco" P.N.M.S.) 

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